Sono da sempre alla ricerca del male puro. L’essenza stessa della malvagità, incontaminata, talmente concentrata da fare male solo per la sua esistenza. Senza successo.
L’ho cercato ad Auschwitz, tra i campi di prigionia e i forni crematori, ma ho trovato soltanto un male comune, banale, contagiato dalla realtà.
E poi ho visto questa notizia sul giornale: Un uomo tiene prigioniera la figlia per 24 anni, abusando di lei, dandole 7 figli, di cui 3 nati e cresciuti in una cantina per 18 anni e uno morto poco dopo la nascita e bruciato nel forno.
I giornali lo descrivono come un mostro, quasi fosse il diavolo in persona.
Per un paio di giorni ho pensato che forse ero arrivato vicino alla mia meta. Una mente talmente nera da non impazzire in tutto questo tempo, da mantenere una doppia vita sotto il naso della moglie, da non suscitare alcun sospetto tra quelli che lo conoscevano.
Ma non era così.
E’ stato scoperto perché dopo 24 anni ha fatto uscire la figlia e portarla all’ospedale perché stava morendo.
E ho capito che non era lui che stavo cercando.
Lui la amava, in maniera estremamente distorta. Non voleva che morisse. Ha perso tutto per cercare di non farla morire.
Non era il male assoluto. Soltanto un pazzo totalmente ossessionato. Come ce ne sono tanti.